Catania: duro colpo alla cosca Santapaola, 32 arresti

 

CATANIA - Investigatori della Direzione investigativa antimafia di Catania stanno eseguendo decine di arresti nell'ambito di un'operazione contro la cosca Santapaola. Perquisizioni sono in corso nelle province di Catania, Messina, Napoli e Genova. L'inchiesta, coordinata dalla Procura, riguarda estorsioni a imprenditori, alcuni dei quali operano nel settore degli appalti pubblici, e un ingente traffico di cocaina sull'asse Napoli-Catania.
Sono 32 le persone destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, estorsioni e traffico di droga eseguita nella notte dalla Dia di Catania in Sicilia, Campania e Liguria. Gli arrestati, al momento, sono 26, mentre un provvedimento è stato notificato in carcere.
Tra i destinatari dell'ordine restrittivo ci sono anche i presunti boss della 'famiglia' D'Emanuele, il patriarca Natale e il figlio Andrea, e alcuni congiunti del capomafia Benedetto Santapaola. Tra gli indagati c'era anche Angelo Santapaola, 45 anni, il cugino del boss
dei boss di Cosa nostra a Catania, il cui cadavere carbonizzato è stato trovato il 30 settembre scorso nelle campagne di Ramacca assieme a un altro nipote di Santapaola, Nicola Sedici, di 31 anni. L'ordine di custodia cautelare è stato emesso dal Gip Santino Mirabella su richiesta del procuratore facente funzioni Vincenzo D'Agata, dal procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e dai sostituti Giovannella Scaminaci e Iole Boscarino. I particolari dell'operazione saranno resi noti questa mattina durante un incontro con i giornalisti nella sala conferenze della Procura. Il 2% fisso del finanziamento sugli appalti: era la tangente 'fissa' che la cosca Santapaola imponeva agli imprenditori che operavano nel settore della pubblica amministrazione. Il clan, secondo le intercettazioni della Dia, aveva deciso di non fare delle richieste "una tantum" e trattabili con la vittima dell'estorsione, ma imponeva una percentuale fissa, del 2%, senza alternative se non la rappresaglia.La stessa percentuale, emerge dalle indagini, era stata chiesta da Angelo Santapaola all'imprenditore Andrea Vecchio, il presidente dell'Ance di Catania, che ha subito tre attentati incendiari nel suo cantiere edile nel rione San Cristoforo per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Angelo Santapaola, cugino del boss Benedetto, secondo un'ipotesi investigativa, sarebbe però poi stato eliminato dalla stessa cosca per la sua 'esuberanza' all'interno della cosca e per gli attentati eclatanti, che Cosa nostra a Catania non ha gradito.