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Palermo - dal 14
al 28 settembre 2007 |
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L’artista
presenta una serie di acquerelli la cui caratteristica è l’apparente
leggerezza che sembrano dovere avere i suoi lavori, vuoi per i toni
sfumati che ha l’acquerello ma anche per il soggetto rappresentato.
Una mostra che è anche narrazione per immagini della bellezza
ritrovata della natura, mai la stessa, sempre capace di offrire
nuovi spunti. Scrive Vinny Scorsone “(…) Contrariamente a quanto avveniva nelle nature morte, soprattutto in quelle realizzate nell’Olanda protestante del Seicento, dove queste venivano usate per esprimere la transitorietà della vita, qui non c’è dramma e la morte è scacciata; qui alberga lo spirito vitale. Continuatrice di questa antica tradizione pittorica (che affonda le sue origini nell’antica arte romana e prosegue fino a noi, dopo aver attraversato i secoli e varie correnti artistiche, rimanendo, nei gusti e nelle preferenze della gente, inalterata), Maria Evola D’Anna racconta, servendosi di essa, la quotidianità della vita, la bellezza di ogni singolo petalo o foglia. Ella mette gioia in ogni momento della sua esistenza, in ogni pennellata che stende sul foglio o sulla tela, come se, attraverso questo atto, lei partecipasse alla creazione di un mondo migliore. Nelle sue opere, la vita è esaltata. Lo stesso fiore reciso non è allegoria di caducità, bensì della bellezza del mondo pronta a sorprenderti ogni giorno che passa. Nel giardino incantato del creato crescono floridi fiori di ogni genere e deliziosi piccoli animali popolano gli alberi. Le farfalle, con le loro grandi ali colorate, volano di fiore in fiore spargendo, nell’aria, un lieve vento profumato di zagara. Farfalle, uccelli, gerani, calle, strelitzie e soprattutto rose sono lo specchio di un piccolo angolo di mondo incontaminato che bisogna salvaguardare. Come se fossero illustrazioni fiabesche, i suoi acquerelli recano la freschezza e l’atemporalità di un racconto popolare. Come in un film d’animazione disneyano, in essi si muovono piccoli esseri che, con la loro leggerezza, portano quel pizzico di tenerezza di cui non può essere priva la vita. (…)”
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