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TRAMONTO |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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Mirto, un giorno
qualsiasi.
Si, perchč in qualsiasi giorno, purchč ci siano
sprazzi di sereno, riesce a fare tramonti cosģ.
Il vento muove le palme, che fanno l'amore
con lui.

L'odore del terriccio bagnato, che
a toccarlo sembra sabbia del mare,
č forte.
I colori a migliaia, in
questo tramonto come tanti,
un prisma divino.
Ed eccola, la Chiesetta, mentre la luna
appare, prepotente.

Mirto a volte mi fa paura.
Perchč ti costringe a farti domande,
con quel silenzio.
Perchč ti costringe, ti invoglia,
a star da solo. Il senso della vita,
il senso di questo attimo eterno che sembra essersi fermato.

Lancette di orologi immaginari
che non ho mai visto
scandiscono ore improbabili,
sembra di essere in un dipinto impressionista,
e mi sento osservato dai turisti di un
museo che non esiste.
Il vento strepita, urla, corrompe
il volo degli uccelli che planano, esausti,
dopo un giorno.
Mirto: luogo della mente, forse,
ma anche luogo della memoria.
Chissą quanti posti come questo,
chissą quante persone che pensano che
il loro tramonto sia il pił bello.
Ma solo qui, tra ulivi e palme e fichi d'india e
piante rigogliose riesco a essere me stesso,
mentre il rumore di qualche auto
fende l'aria gią sbattuta dalla furia
di Eolo. E proprio Eolie si chiamano
quei puntini che vedo all'orizzonte,
sospese nel mare, galleggianti, eternamente immobili.
Calerą la notte, fra poco, ma questi attimi, ogni sera quando sono qui, sono
imperdibili.

Mirto:
terra di confine,
colline che si fondono con montagne che si
gettano nel mare, a ricordare che la vita č caos, un
insieme di luci suoni odori che coesistono.
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