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Messina, tra sole e pioggia

   

A cura di : Antonino Alfio Gatto

 

Lo ammetto: non sono bravo a scattare foto,
sono un pò anarchico.
Mi interessa soltanto raccontare storie.
Così, in quei pomeriggi in cui non sai
se, come disse qualcuno, siamo nati per avere ragione o perchè
abbiamo torto,
scruto anime e dipingo con la mente luoghi consunti
dal tempo.
Giro per la mia città con l'aria da pazzo,
mentre la vita procede indisturbata al di fuori
di me.
In quelle giornate di cieli azzurri e nubi stratiformi e impercettibili,
mi perdo nei tramonti incerti di navi che vanno e vengono.

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Giro per piazze deserte, tra fontane
antiche, palazzi eleganti e cieli grigi.

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Torno a casa
in sere di pioggia, tra l'odore dell'asfalto bagnato
e il suono di clacson
che mitragliano selvaggi
in mezzo a tanto silenzio.

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Cammino nel caos con in bocca il sapore del caffè,
cercando di immortalare pezzi
di esistenza, scorci di quotidiano,
echi di gioia e dolore.
Il Campanile illuminato svetta
in sere invernali buie e inutili,
e mi fa compagnia,
mentre le ruvide panche
ospitano solitari
vecchi che ciuciuliano tra di loro,
intenti nel loro confabulare parossistico.

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So di non essere uno scrittore: mi manca l'età, la tecnica,
fors'anche le letture adeguate.
Ma mi piace di giorno in giorno rendervi partecipi
del sopraggiungere di nuovi stagioni,
altre albe, altri tramonti,
in questo palcoscenico fittizio che è l'esistere.

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Ancora lei, la torre, mi accompagna scampanando
notturna, nell'ombelico della città.

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So di non essere un poeta:
me ne manca la grazia, e non è
falsa modestia. Me ne manca la tecnica,
la ritmica, la metrica.
Ma faccio quel che posso
per fare sentire a voi che state in altri luoghi
cosa si prova, nel bene e nel male, a vivere in una città ora bizzarra
ora normale, in
questa umana troppo umana pigrizia
ancestrale di cui è intrisa.

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Il porto, il tram,
i pescatori: questa è Messina.

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Lungi da me elogiarla a sproposito:
non è il migliore dei luoghi possibili.
E' un luogo misconosciuto, forse anche troppo,
ed è ingiusto,
perchè anche nella città del vento
ci sono scorci suggestivi,
fiere antichità,
statue immobili eppure strambe.

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La via Primo Settembre è la più bella,
per me: le quattro fontane, il Duomo sullo sfondo,
lo struscio del sabato sera.
Non è grande, Messina, ed è stata distrutta da terremoti e maremoti quasi ogni secolo, ma vale la pena passarci una giornata.

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Proprio alle spalle del Duomo si aprono
piazze in cui sembra di stare in una città del centro Italia,
angoli nascosti, quasi pudici.

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Una Chiesa gotica, tra palazzi moderni,
prova a nascondersi dagli sguardi indiscreti.
Sembra impossibile, ma i vari terremoti
l'hanno scalfita poco.

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Dai Peloritani, d'inverno, scorgi
il profilo del porto, la forma della città,
le sponde dello Stretto, mentre la neve prova a imbiancare le vette.

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Non è un gioiello, Messina,
ma all'imbrunire
lo skyline della città è commovente.

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Così, concludo il nostro viaggio
in una via moderna, tra il suono
dei clacson,
la gente che va di fretta,
le luci appena accese della città che si prepara alla sera.
Tante volte sono scontento di vivere qui:
ma, vi prego, non datene giudizi affrettati.
In fondo, anche questo angolo di mondo ha qualcosa da dire.


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