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Mi è sempre piaciuto
pensare,
ogniqualvolta vado a Lodi,
come fossero queste strade
tanto tempo fa.
E mentre la gente entra frettolosa nei centri commerciali,
io mi perdo nel suono delle campane
che rimbombano nelle distese
pianeggianti del lodigiano.
E quando vado via, è come se mi portassi
appresso le atmosfere padane che
rimangono a lungo dentro di me.
29/11/2005.
Superata Parma, inizio già a sentire "aria di casa".
So che è nevicato, a Lodi, per due giorni di seguito.
So che la dama ha imperversato sulla Lombardia,
lasciando nudo assetato il Piemonte, come una coperta troppo
corta che egoisticamente vuoi solo per te.
Superato il Po iniziano i primi banchi di nebbia, che mi
annunciano, come sempre, una situazione totalmente diversa da
quella che ho trovato in Emilia.
Iniziano i primi cumuli di neve ai bordi dell'autostrada,
e la temperatura subisce un crollo: da 0, passa a -1,
-2, -3, -4, -5, -6.
Sono in estasi.
Anche stavolta Lodi non mi delude.
Arrivo in città, avvolta nella coltre bianco latte di nebbia e neve.
Sceso dalla macchina, sento un freddo cane,
pur intabarrato nel cappotto.
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La sera esco con mio cugino.
Andiamo a trovare un nostro amico.
Appena usciti, una bordata di aria gelida ci avvolge.
Fa più freddo di prima.
La neve è ormai dura, ghiacciata, e si scivola.
L'odore dell'umido si mescola a quello dei camini
e a quello, immancabile, dei campi concimati,
che non mi infastidisce.
Prendiamo un caffè, nella quiete delle strade della cittadina padana.
Con in bocca il suo sapore, mi sembra di affrontar meglio
la serata che si preannuncia formidabile.
Parliamo del più e del meno, del clima, di quest'anno che sembra partito col
piede giusto per me che sono un incallito nevofilo.
Ad un tratto scorci di vita lodigiana. Un vecio urla a una signora, forse
sua moglie: "Hai chiamato la Paola"? Lei risponde: "Ste vöri"?, cosa vuoi,
avendo evidentemente qualche problema di udito.
Poi la scena è sfumata nella nebbia, con le sagome di questi signori si son
perse nel vuoto.
Tutto intorno a me è di un biancore surreale, l'aria senza vento. Di tanto
in tanto il frastuono di qualche automobile, dalla quale pendono
"ghiaccioli".
"Bella Nino", mi dice l'amico di mio cugino. "Tütt a post"?-mi chiede,
sfidandomi alla comprensione del suo dialetto. "Très bien", gli stavo
rispondendo, ma mi sono trattenuto per non sembrare che la mia fosse una
derisione.
Si parla del più e del meno, ci invita a casa, ma la mia testa è fuori,
all'atmosfera irreale di questo angolo di Padania che da sempre mi regala
emozioni climatiche e non.
Usciamo, e mi azzardo a misurare la temperatura col mio cellulare.
Ma arrivati a -6, sono troppo infreddolito e torniamo a casa.
Che bella Lodi: non capisco come i suoi abitanti facciano a non amarla.
Eh si, perchè come qualcuno ha detto ognuno vede quel che vuol vedere:
chi un posto squallido senza vita notturna(ma siamo alle porte di Milano, e
se vuoi la trovi), chi una cittadina come tante altre, chi come me vuole
entrare nell'essenza della città che trascende lo scorrere dei secoli.
In questi minuti, mentre percorro a passi svelti la via ghiacciata, penso a
Lodi secoli fa, tra nebbie, galaverne e brine, tra piogge infinite e sole
pallido, tramonti favonici e filari di pioppi.
Lodi mi ispira talmente tanto che mi è piaciuto tradurre nella lingua locale
una mia poesia, "Fiöla".
Mentre penso a queste cose, una madre dice a un figlio: "Ti sès semper in
gir". Le mamme sono uguali a ogni latitudine.
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Il mattino dopo "Lod"si sveglia piena di neve, mentre le campane riempiono
l'aria.

La stazione di Cadilana segna -13,8, e per gli ultimi anni è record.

Il cielo è azzurrissimo, e l'Adda scorre lento, come sempre, incurante di
tutto.Ripenso alla mia terra, al fascino di un paese come Mirto, i cui
angoli sono belli sia in foto che nei dipinti che straripano di
Mediterraneo.


Ma il fascino di queste parti, seppur diverso, è sempre stupendo.
Mentre le sciure fanno acquisti e i magütt lavorano alacremente, il giorno
dopo il cielo si copre su Lodi, e piazza Vittoria, con lo skyline del
magnifico Duomo, appare sotto un grigio tappeto.

A Lodi non sarà neve, ma solo gelicidio: il cuscino non resiste, purtroppo.
Ma, lo dirò fino alla nausea, sarò sempre grato a Lodi per quello che mi ha
dato.
Ma quest'anno è stato tutto stravolto: le immagini dell'Adda in secca sono
un colpo al cuore, come le zanzare a Novembre e i venti gradi di gennaio.
Con la speranza che sia solo una parentesi, e torneremo finalmente a vedere,
tra sciure e magütt, tra gente operosa che va di fretta e belle ragazze che
passeggiano sotto i portici, la nèf lüdesana.
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