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RITORNO A CASA |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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Sto tornando a casa,
dopo un bel pomeriggio tra amici.
Sarebbe più comodo prendere la tangenziale, ma preferisco percorrere la
strada che attraversa i quartieri collinari della città.
L'aria è mite, tiepida. Sto coi finestrini abbassati.
Fuori il rumore dei clacson è fastidioso, mentre motorini sfrecciano
sorpassandomi. Messina è una città oltremodo caotica, e chi come me non
sopporta il frastuono dei clacson, la puzza di smog, il vociare degli
automobilisti che ti insultano se vai più piano del solito o impedisci le
manovre azzardate degli altri non è bene accetto. Penso anche che, come
disse qualcuno, in un mondo in cui tutti corrono chi cammina rimane fermo.
Tuttavia decido di gustarmela questa città, pian piano, mentre in bocca ho
ancora il sapore del gelato al caffè.
Percorro queste vie intasate di luci, mentre lo sterzo è più rigido del
solito.
La puzza di smog, nei tratti meno traffiati, scompare, lasciando spazio
all'odore degli alberi.
Ripenso al pomeriggio appena trascorso.
La serata è bellissima, sembra strano che fra qualche giorno, forse,
ripiomberemo in inverno, quello che finora è mancato.
Mentre maledico il momento in cui ho deciso di prendere la macchina, penso
che forse fanno bene i messinesi a lamentarsi della loro città.
Questa città poco amata dai suoi stessi abitanti, questa città poco amata
dai reggini e dai catanesi-non tutti ovviamente-che affibiano ai messinesi
l'epiteto di "buddaci": gente che parla parla, ma conclude poco. Forse
questo aggettivo era adatto prima, quando Messina dava alla luce artisti
come Antonello, quando rivaleggiava con Palermo, quando aveva le piazze
rinascimentali,
quando era uno di porti più importanti del mediterraneo. Me li immagino,
questi messinesi: gente antipatica, altezzosa, sicura di sè, che si vantava
più del dovuto, dipingendo la Messina di allora molto più bella di quanto
già non fosse. Oggi i messinesi, poco amati anche dalla propria provincia,
che accusa il capoluogo di strafottenza, forse non meritano questo epiteto.
E' una città addormentata, ripiegata su se stessa, sonnolenta, proprio
perchè consapevole di quel passato da cui tutti-me per primo-siamo
ossesionati, tant'è vero che riempio i forum di foto della Messina di ieri.
Oggi è una città di medie dimensioni, graziosa, ma non certo quella città
che oggi-ne sono certo-sarebbe bella come Lecce o Cremona.
Ma non è colpa dei messinesi se la natura ha deciso di accanirsi contro
questa città: qui il termine "tsunami"lo conoscono tutti, ben prima di quel
che è successo nel sud-est asiatico.
A questo penso, mentre le luci dello Stretto mi appaiono, e le due sponde
dello Stretto in alcuni punti sembrano unirsi, creando un "ponte"naturale,
penso alle fabbriche che chiudono, penso a questo traffico caotico,
all'inquinamento che avvelena la città.
Ad un tratto si staglia Cristo Re, e vorrei fermarmi a contemplare questo
monumento, da cui si ammira un bellissimo panorama.
Dall'altro lato la chiesa di Montalto, su un colle, da cui si ammira un
panorama ancora più bello.
La primavera ti entra prepotente dentro, con quest'aria mite. Provo un senso
di armonia con tutto, malgrado queste amare riflessioni sulla mia città da
cui tanti se ne vanno.
Del resto, non è tutto negativo: i messinesi di oggi sono pigri ma anche
modesti, non più con la spocchia di un tempo, la città oggi non è quella di
prima ma resta una città signorile, dai viali larghi e alberati e dalle
eleganti piazze neoclassiche.
Il calcio pè uno dei principali interessi: ma non è solo così che risorge
una città. Te ne accorgi, che sta cambiando in meglio, anche dal vociare di
ragazzi che il sabato e la domenica affollano il centro-prima scappavano
verso Taormina, per divertirsi-e te ne accorgi anche dal pullulare di
trasmissioni televisive e siti internet dedicati al recupero della memoria
storica di questa città martoriata e straziata dalla natura.
Sta cambiando, Messina, e in meglio. Ci vuole però anche una coscienza
civica, bisognerebbe che ci fosse più lavoro, ma questi sono problemi che
purtroppo non riguardano solo Messina, per questo a volte vorrei fare le
valige e andarmene. Dal canto mio non ho problemi di sorta, ma vedere tante
cose è uno strazio.
Penso a questo, mentre la primavera aggredisce l'anima, i fiori ai bordi
della strada si tingono di mille colori, l'aria tiepida consola le ferite e
asciuga le lacrime di questa città, e lo Stretto sta a guardare calmo,
placido, inerte.
A questo penso, mentre contemplo lo spettacolo della natura e dell'uomo, e
arrivo a casa.
Perchè stasera mi sento in tutti i luoghi del mondo.
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