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PALERMO

   

A cura di : Antonino Alfio Gatto

 




Età: 22
Iscritto: 26 Nov 2005
Messaggi: 2313
Località di residenza: Messina/Mirto(ME)

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MessaggioInviato: Gio Feb 08, 2007 5:11 pm  Oggetto:  Da Patrasso a Messina: meteocronaca di un(bellissimo)ritorno Rispondi con citazioneFine paginaVai ad inizio pagina

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La mattina del 23 Aprile è sferzata da un vento freddissimo. Il cielo si è rasserenato, l'azzurro del cielo è di una bellezza da venir voglia di piangere dalla gioia.
Il dolore del giorno prima si perde nell'aria frizzante, come a svegliarmi dal torpore in cui sono caduto.
Saliamo sul pullman, le vie di Atene sono intasate come sempre. Georgòs dice "Kalimèra", buongiorno. Per me fino a questo momento era un paese in provincia di Lecce.
Il rumore delle auto si confonde con quello dei clacson, mentre sfilo dallo zaino il walkman. Sto qualche secondo senza ascoltare musica, tenendolo tra le mani fredde.
Ho ancora in bocca il sapore del caffè, e ripenso a lei per qualche secondo: come ha potuto comportarsi così? O sono io ad aver sbagliato? Decido di non pensarci, e mi metto ad ascoltare quella che sarebbe diventata la colonna sonora della mia gita: "If I ever lose my faith in you", di Sting. Ho scoperto questo artista da poco, e già quegli accordi, quelle melodie mi hanno rapito.
Mentre il pullman sfreccia tra le vie di Atene, guardo intorno e vedo insegne in italiano dappertutto. Non solo marche italiane, anche intere frasi pubblicitarie: evidentemente per i Greci l'italiano "fa figo", come per noi l'inglese. E' un potenziale che forse sfruttiamo poco, persi a litigare tra di noi, tra nordisti e sudisti, tra bresciani e bergamaschi, tra messinesi e catanesi, tra sinistroidi e destrorsi. Siamo ancora un paese di guelfi e ghibellini, eppure il mondo, dagli Stati Uniti alla Francia alla Grecia, ci critica ma in fondo ci ammira. Come Georgòs, che ammira l'Italia, ritenendola "maestra di stile e buon vivere".Da qui non posso seguire la politica italiana, ma so bene che Berlusconi sta rimontando alla grande, e forse vincerà le elezioni.
Ma francamente, dopo questa piccola parentesi patriottica, penso a tutt'altro. Alla casualità che vuole che uno dei miei film preferiti sia "Mediterraneo"di Salvatores, ambientato proprio in Grecia. Al caso che ha voluto che nascessi in una colonia greca, Zancle, che significa "falce", che poi è la forma del porto, poi chiamata "Messana"da "Messenia", una regione da cui partirono molti coloni. Al fatto che frequento il classico, che non mi fa affatto sentire superiore ai ragazzi di altre scuole, ma che adesso mi permette di leggere le scritte senza affaticarmi.
So bene che le riflessioni culturali mi servono solo a mascherare il mio chiodo fisso. Ancora nella mia mente l'odore della pioggia, le luci della discoteca. C'è un pezzo ripreso dagli anni settanta, che adesso va alla grande, "Crying at the discoteque".
Più vero di così...

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Si scende. Atene è ancora più bella. Il vento sferza ancora le nostre facce, mentre entriamo nel mercato. Nulla di diverso dai nostri, anche l'odore del pesce è identico, anche le mani dei tizi che lo vendono, ruvide, gonfie, vissute. Passiamo dalla piazza in cui il giorno prima una scolaresca italiana, che non si è accorta di noi, cantava "Fratelli d'Italia". Che strano: in Italia, a meno che non ci sia una partita di mezzo, nessuno la canterebbe. "Chissà, forse vinceremo i mondiali e lo canteranno anche da noi", penso, considerandola più come un'ipotesi assurda che come una concreta possibilità.
Percorriamo le vie del centro, e per caso mi metto a parlare con una comitiva di ragazze di un'altra classe. Le conosco solo di vista. Mi presento ad una ragazza bella, minuta, dagli occhi blu e dai capelli ricci e biondi. Inizia una piacevole conversazione. Come al solito, lascio i miei compagni al loro destino, che comprano gadgets locali nei negozi, come i dischi di un certo "Theodorakis".

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E' sera. Le vie di Atene sono strette, e in queste vie ci trovi localini di ogni genere. Andiamo, coi professori, a vedere uno spettacolo di musica locale, molto affascinante perchè vicina a quella araba. Improbabili strumenti improvvisano con scale minori armoniche.
Io e la ragazza appena conosciuta, che ho scoperto essere una siracusana che vive a Messina da un pò di anni(niente di più greco, quindi), iniziamo a scambiarci occhiate complici. Di tanto in tanto mi intristisco, penso alla sera precedente.
La serata trascorre veloce, e si rientra in albergo stanchi.
Dentro l'albergo succede di tutto, com'è normale che sia tra gruppi di studenti.
Mi addormento: domani ci aspetta la visita a Patrasso. Penso che sia una fortuna che questa gita sia di nove giorni, chissà quali altre cose accadranno. O forse no.

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Abbandonare Atene un pò mi dispiace. Sono un feticista dei luoghi, e una volta che mi ci affeziono è difficile lasciarli.
Intravedo, quando il pullman si ferma per una sosta, la ragazza della discoteca: lei e lui, dopo la notte di "passione", non si parlano neanche. Forse quello che avrebbe voluto fare a Kalambaka con me, e allora meglio non sia successo nulla.
Ma per fortuna mi incontro con la "new entry" siracusana: a dire il vero non spero in un'evoluzione positiva, un pò perchè penso ancora all'altra, un pò perchè il sapore di quella delusione è ancora vivo.

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Patrasso mi è molto familiare: mi ricorda Reggio Calabria. Il Duomo, bianco, marmoreo, è molto simile a quello di Reggio. Si sta per ripartire per Messina. Il tizio tamarro del pullman continua a raccontare barzellette nell'indifferenza generale, mentre il sole sta per tramontare. E' il giusto epilogo della gita: siamo arrivati con l'alba, partiamo col tramonto.
Il Mediterraneo è qualcosa di stupendo. Le acque, cristalline, rispecchiano il chiarore ormai flebile del sole. I gabbiani suonano le loro melodie, e l'odore del mare è quello di casa mia. Scendo per un attimo dal pullman, sorseggio il solito caffè, mentre mi appoggio sulla parete del pullman, calda dopo una splendida giornata di sole.
Saliamo sulla nave.

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Si vede che siamo alla fine. Il chiasso non è quello della partenza, siamo tutti un pò stanchi. Non c'è più il giocatore di basket dell'ultimo anno che "amoreggia"con la ragazza del primo accanto alla mia cabina, non c'è più la curiosità di sapere cosa ci sarà al di là del mare, il silenzio risuona nella nave.
Un pò di casino lo si fa nelle cabine, e ne approfitto per introdurmi e suonare chitarre altrui. C'è un ragazzo un pò schizzato che fa le parodie di canzoni di Carmen Consoli: "E pensare a quante volte, si fumava le trombe...".
Sulla nave incontro il mio amore abortito. Si siede e guardandomi coi suoi occhi perennemente lucidi, marroni, mi dice: "Ma ce l'hai con me"? "No", le rispondo, e poi mi alzo e vado via.
Fuori, all'aperto, c'è la siracusana. Si chiacchiera un pò, ci si scambia impressioni sulla gita. E' una ragazza he mi appare sempre più sveglia, vivace, intelligente. E bella.
La salsedine rende appiccicose le ringhiere, l'odore del mare è fortissimo adesso. Il vento, qui tra Jonio e Adriatico, è forte. Pioviggina.

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Messina, 25 Aprile 2001.
Piove, piove forte.
Mio padre mi aspetta sotto il pullman, anche se al momento vorrei una proroga di questo viaggio. E' passato tutto così in fretta, penso, mentre le luci del Duomo illuminano le gocce che sembrano tanti puntini. "All this time" di Sting è l'ultima canzone che ascolto prima di scendere.
La siracusana, la mia futura ragazza, mi cerca. Chiede ai miei compagni dove io sia. Ma non me ne accorgo neanche, e saluto mio padre con svogliatezza. Sono contento, in fondo. Felicità e tristezza, allegria e inquietudine si fondono, in questa gita così ricca di avvenimenti.
Che bella piazza Duomo stasera. Non l'avevo mai vista così bella.
 
 
 
 

 

 

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