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NEVE D'APRILE |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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15 Aprile 2001.
L'inverno che è passato è stato pessimo. Mai, in vita mia, ho visto un
inverno così. Mesi e mesi di mitezza assoluta, di sole abbagliante, di
assenza di vere piogge, una mitezza quasi irreale, interrotta solo a fine
febbraio da una sventagliata di freddo tanto fugace quanto illusoria.
L'inverno che è passato, penso tra me e me, non si ripeterà più, o almeno
così credo. Impossibile di nuovo un caldo del genere, così prolungato, penso
mentre l'auto percorre la Messina-Palermo.
Stanotte c'è stato un bel freddo, e molte cime sono innevate. Le stesse cime
che neanche un mese fa hanno vissuto il Marzo più caldo della loro storia.
Amo la primavera. Amo i fiori, amo i colori, amo la luce, gli odori, i suoni
della primavera. Quest'inverno mi è sembrato come uno che si voglia
iscrivere all'università senza aver studiato granchè alle superiori. Prima o
poi i nodi vengono al pettine, perchè si sarà costretti a imparare le cose
in ritardo. Così è questa stagione, con una primavera che si veste d'inverno
quando l'inverno non può più dare il meglio di sè.
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Alle undici siamo già a Mirto. Scendiamo dall'auto e folate di vento gelido
ci investono. L'odore dei camini è portato qua e là dal vento, mentre la
vista delle montagne è nitidissima, a causa della tramontana che sferza,
stropiccia, confonde. I monti sono sorprendentemente bianchi, e la signorina
Tecla mi informa che stanotte è caduto qualche fiocco anche qui. E' quasi
una maledizione che non possa veder nevicare a Mirto.
Il fruscio del vento scuote gli alberi, si incunea nelle "vanedde", muove le
foglie. Fa freddo. Gusto il solito caffè, e mi copro bene.
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Dopo pranzo arrivo "o chianu 'a fera", con mio cugino, nello spiazzo dove
una volta si faceva la fiera del bestiame, un nome che ricorda le origini
rurali del paese. Mi piace di tanto in tanto sentirmi montanaro pur non
essendolo: mi sa di genuino.
Qualche nuvola cammina veloce nel cielo, divertendosi a farsi spingere dal
vento.
Nello spiazzo ammiro la neve, candida, abbondante, che riluce al sole già
sopra Frazzanò. Lo strato di neve è ben abbondante già verso Galati
Mamertino a 800 metri. Nel frattempo le margherite, fiorite da mesi, cercano
di resistere allo stupro del freddo, che le strattona, le schiaffeggia, le
umilia. Come sono belle queste margherite che resistono al freddo, e quanto
è bella la neve che resiste all'incalzare della primavera ormai inoltrata.
Mi sembra una prova di coraggio.
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Per strada non c'è quasi nessuno, ma a un tratto incontro mia sorella e il
suo ragazzo, che mi propone di salire in montagna.
Acconsento, e si sale.
E' proprio come un'irruzione fredda invernale di moderata intensità: la neve
parte dai 6-700 metri; le prime chiazze, già apparse dopo Frazzanò,
riappaiono da Longi in poi. Questo perchè la strada si inerpica e poi
scende, in un susseguirsi di saliscendi davvero suggestivo, che ti fa
assaporare ancora di più l'attesa. Attraversiamo Portella Gazzana, e
arriviamo a Pizzo Mueli, a più di mille metri di quota.
"A nivi d'April' cad'a terr' e non si vid' ", dicono da queste parti. La
neve di Aprile cade a terra e non si vede. Ma i tempi sono cambiati.
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Scendiamo dall'auto, io, mia sorella, il suo ragazzo e mio cugino.
La neve, al tatto, è soffice. Nella frenesia del momento, provo ad
assaggiarla. Non ne è caduta tanta, ma in alcuni punti il manto, che
calpesto con gli stivali, si fa più consistente. Il fruscio del vento sembra
placarsi, mentre il silenzio irreale della montagna urla a gran voce che
prima o poi tutti gli incubi, come questo finto inverno, devono finire.
L'odore di foglie è intenso, entra nelle narici. Qualche fiorellino spunta
dalla neve, è un'ossimoro della natura. Ci tiriamo palle di neve, sembriamo
tornati come bambini. Il bianco, qui, è predominante. Mi siedo sul terriccio
umido e innevato. Dopo una mezz'ora, prima del calar del sole, si torna a
casa.
E' uno spettacolo, da qui. La natura, mi convinco da oggi, sa riequilibrare
tutte le stranezze. E si vendicherà ancora di questo inverno anomalo,
facendo cader neve ancora più in basso, a 300 metri, il 22 Aprile, mentre io
sarò in Grecia. Fra due giorni parto, non vedo l'ora, ma lo spettacolo che
osservo caccia via ogni pensiero riguardo il futuro. Neve, neve e ancora
neve. Non è molta, ma c'è, quasi a indicarti che quando meno te l'aspetti le
sorprese arrivano.
Da Galati intravedo Mirto, una striscia di casette allungate, col suo
crinale proteso verso la valle.
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