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METEO FAVOLA |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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1963.
Stefano guarda la neve cadere. E' tanta, e si deposita su tutto. A Sant'Agata
di Militello è un evento raro, ma neanche tantissimo. Ogni 4-5 anni la fa.
Stefano ha tredici anni, e guarda il mondo attorno a lui con l'innocenza
della sua età.
Le Fiat Cinquecento che passano nella marina lo fanno con grossa difficoltà,
lasciando due strisce sulla strada. Il mare è in burrasca, l'aria è piena di
salsedine. I "cuticchiuna", le pietrone che contraddistinguono la spiaggia
di Sant'Agata, questo paese della provincia di Messina adagiato tra i
Neborodi e il mare, ormai non le vedi più. Continua a nevicare.
Stefano è fortunato, e lo sa. Viene da una famiglia benestante, mentre molti
dei suoi coetanei, finita la scuola elementare, sono andati a lavorare al
Nord, senza un'istruzione adeguata, con le valige di cartone, alle periferie
di Milano e Torino. Ha anche la televisione, un lusso che pochi possono
permettersi. Tuttavia vorrebbe andare anche lui via, a cercare fortuna
altrove. Gli piacerebbe suonare, lui che va a lezione di pianoforte ed è
diventato discretamente bravo.
Nevica, continua a nevicare, mentre questi pensieri gli si affollano nella
testa. Il biancore ormai è acceso, e ricopre tutto, strade, palazzi, palme,
giardini.
L'odore nell'aria non è più quello delle pioggia, è quello della neve, un
odore immaginario eppure reale. Tocca la neve mentre passeggia, morbida e
soffice. Cerca di berne un pò, l'acqua che viene fuori dalla neve al gusto è
ottima. Nell'aria non vi è alcun suono, è tutto ovattato.
"Chissà", si chiede, "se al mondo vi siano altri pazzi come me che amano i
fenomeni atmosferici". Chissà. Lo scoprirà decenni dopo, grazie a Internet.
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1975.
Stefano è cresciuto, è ormai un uomo fatto. Porta la barba lunga come si usa
tra i ragazzi della sua età. La politica, che accende gli animi e le
passioni in questi anni, non lo interessa, anche se la segue. Sa che
scoppiano bombe di cui non si sa chi siano i responsabili, e che c'è un
tizio di nome Gianfranco Miglio che invoca un'Italia divisa in due, venendo
preso per pazzo. Gli interessa la musica, e ha fondato un "complesso"con
altri ragazzi del posto. Scrive canzoni.
Del resto, la sua zona è fonte di ispirazione. Gino Paoli ha scritto "Sapore
di sale"proprio a Capo D'Orlando, a pochi chilometri da qui. Il rock gli
interessa poco, anche se gli piace Jimi Hendrix, preferisce Battisti, De
Andrè.
Le lunghe passeggiate sulla Marina lo ritemprano, e gli ispirano le canzoni,
che gli amici apprezzano. Passa i pomeriggi a guardar pescare i suoi amici,
o a prendersi un caffè nel solito bar.
Ma ad un tratto decide che non vuol fare nulla delle sue ambizioni. Si
sentirebbe ridicolo se fallisse. Non vuole essere uno di quei cinquantenni
patetici che volevano fare i cantanti o gli attori e non ci sono riusciti.
Lui non vuole correre rischi. Chissà che figura ci farebbe.
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1999.
Stefano ha quarantanove anni, lavora nel negozio di ceramiche di famiglia.
Ormai da anni non pensa più ai suoi sogni di gioventù.
E del resto è soddisfatto della sua vita. Ha una bella moglie, due figli,
una bella casa. I soldi non mancano. Di tanto in tanto riprende a suonare il
pianoforte. E' un idolo tra i suoi amici, e gli va bene così.
Oggi fa freddo, Caroselli ha previsto neve, evento ormai sempre più raro.
Lui si ricorda i veri inverni, quelli in cui stavi col bracere acceso, in
cui San Fratello, il paese che domina Sant'Agata dai suoi 600 metri, era
spesso innevato, in cui da fine dicembre a metà marzo faceva piuttosto
freddo, non tanto, ma lo faceva.
Inizia a nevicare. Stefano esce dal negozio, dice alla moglie di occuparsi
lei dei clienti.
Il mare è in burrasca, e inizia a "fumare" per il freddo. Tira un vento
gelido. Ci sono tre gradi. Fiocca. I fiocchi svolazzano, e non la smette per
un paio d'ore. Non gli sembra vero quello che vede. La neve bianca cade sul
castello, sugli alberghi che d'estate ospitano i turisti, sulle auto che
affollano la marina in questo sabato speciale.
Ripensa al silenzio di quei tempi, alle Fiat Cinquecento, al villaggio di
pescatori diventato un centro discretamente importante, alla vicina Capo
D'Orlando che oggi attira folle di turisti da ogni parte d'Europa, ai suoi
amici partiti con la valigia di cartone e diventati avvocati, medici,
giudici.
Nevica su questo paese trasformato nell'anima. L'odore di mare penetra nelle
ossa, spinto dal vento. Le foglie delle palme sembrano essere
schiaffeggiate. La neve al tatto è ancora soffice, ma non puoi più berla. Il
rumore dei clacson delle auto impantanate nella neve è assordante, hanno
chiuso anche l'autostrada.
Stefano nevicate ne ha viste, anche se sempre meno spesso ultimamente, ma
questa sembra riportarlo, a quell'epoca di grandi sogni che adesso non c'è
più.
Stefano va in un tratto dove le pietre sono sostituite dalla sabbia, dipinta
dalla neve.
A cinquant'anni è ancora giovanile, magro, anche se con un pò di pancetta
com'è normale che sia. Ma a cinquant'anni non è più permesso fare certi
sogni.
Stefano non ci pensa più, ma piange a dirotto, come la neve che cade.
Dedicato a tutti gli Stefani del mondo. |
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