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L'ERMO COLLE E' BIANCO |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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Giovedì notte.
Mi ha appena telefonato una mia amica, comunicandomi che a Mirto cadono
fiocchettini piccoli a mò di bufera, ma non attacca. Nel contempo tuona
fortissimo, e dal Tirreno arrivano ammassi di nuvole.
Qui a Messina piove, e anche qui sento tuoni e vedo lampi.
Penso che questo è il canto del cigno di questa perturbazione:
figurarsi, penso, se domattina proseguirà, quindi inutile recarmi a
Mirto per realizzare il sogno di una vita. Mia madre, dal canto suo, è
spaventatissima di questa mia intenzione: decido di accontentarla, tanto
non farà nulla, penso. E' strano e assurdo come una meteoappassionata
come lei, che ama la pioggia e la neve e mi ha contagiato la passione
per la meteo sia diventata, a poco più di cinquant'anni, ansiosissima se
decido di recarmi a vedere la neve.
Nulla ha detto quando sono salito sull'Aspromonte, ha invece tentato di
impedirmi di vedere la neve sui Nebrodi e sui Peloritani, ma sono
riuscito comunque a impormi. Ho ventirè anni, mica dodici. Adesso penso
sia inutile, perchè sono convinto che quel mostro sul Tirreno si
esaurirà in nottata. Chissà se domani mi alzerò per decidere se
accontentare mia madre o tentare la fortuna inerpicandomi sui Nebrodi.
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Ne ho vista, neve, finora. Ho visto la neve del 30 dicembre 1996 a Lodi,
durata due giorni, senza vento, una meraviglia. Ho visto, alla fine, le
nevicate del 25 dicembre 2000 e del 28 dicembre 2005 sempre a Lodi, alla
fine dell'evento quando tutto era già bianco. Ho visto la spettacolare
nevicata del 30 gennaio 1999 a Messina, un evento che rimarrà impresso
dentro di me: fiocchi enormi, le barche bianche, come bianche erano le
spiagge. Ho visto più di mezzo metro sulle cime dei Nebrodi a fine Marzo
dell'anno scorso, e qualche centimetro sui Peloritani, alle spalle di
Messina, ogni anno, fino a ieri.
Ma il mio sogno è sempre stato la neve a Mirto. Non l'ho mai vista. Non
che a Mirto nevichi molto-sebbene nel '99 accumulò 50 centimetri.
Però il mio sogno resta quello.
La neve sul mio paese.
La neve che ammanta di bianco i luoghi dei miei ricordi più belli, dei
miei amori estivi, dei miei concerti davanti a mille persone che
conoscono a memoria le canzoni di un ragazzo come tanti che ha l'hobby
di scrivere e suonare e a cui non importa se tu sia o sarai famoso,
tanto è una serata diversa dalle altre. La neve che ammanta l'angolino
nel quale noi ragazzi, nelle sere in cui lo scirocco sferza la valle, ci
riuniamo a parlare, a suonare, a scherzare. La neve sui luoghi delle
passeggiate solitarie in mezzo agli ulivi che si mescolano agli abeti,
alle palme che si confondono coi pini, in questa quota strana a metà
strada tra mare e monti. La neve sui prati dove non avevi bisogno di
chiuderti in un'auto per fare certe cose, tanto non ti vedeva nessuno,
mentre vedevi le Isole al tramonto. La neve sui riccioli di ragazze
semplici eppure sensuali, che sapevano guardarlo anche loro, il tramonto
assieme a te, dopo aver consumato ogni energia.
Questo il mio sogno. Mi basta un centimetro, anche una gragnolata. Non
me ne faccio nulla della neve a Lodi o nei monti siciliani, anche se
tanta. La voglio nel luogo a cui sono indissolubilmente legato, in cui
tutto-dall'orologio del mio prozio alle mura di casa mia-mi è familiare.
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Mirto si sveglia col suono dei chicchi di gragnola che cadono.
Tic-toc-tic-toc. La strada che conduce al paese sta velocemente
imbiancando, con l'odore della pioggia che si mescola a quello della
campagna, in un'alchimia indescrivibile.
Alla pioggia e alla gragnola, a un certo punto, si sostituiscono i
fiocchetti di neve, che neanche fanno rumore. Chissà che sapore avranno.
Nessun suono nell'aria, solo quello della neve che cade. Non è soffice
al tatto, è bagnata, ma questo può fare in un'epoca in cui non spalano
la neve dai tetti ad Aprile come facevano a Mirto una volta. A me basta.
Si tinge di bianco il Corso Umberto, la via centrale di Mirto. Tante
volte sono salito e sceso in questa via, che ora si tinge di bianco. E'
scarso l'accumulo, d'accordo, ma non importa. E' Mirto, e questo basta.
Nel frattempo imbianca anche davanti a casa mia. Quante volte ho sognato
questa scena, mentre scendevo le scale che mi portavano in giardino in
pieno agosto, in maniche corte, in quelle serate fresche e senza vento
che contraddistinguono Mirto quando lo scirocco smette di sputare i suoi
strali secchi, torridi, che ululano e strepitano.
I fiocchetti si depositano a terra, e lasciano il pavimento bianco
accanto alla Chiesa di Sant'Alfio.
Riprende a piovere, e la pioggia si mescola alla gragnola che cede di
nuovo il posto alla neve: è una precipitazione indefinita, come questo
paese che non sai se sia in montagna o in collina, ma a me piace proprio
per questo. Qui puoi amare tutto: puoi amare il mare, che dista
pochissimo, puoi amare i monti, che si scorgono vicinissimi, puoi amare
il caldo e il freddo, la neve e il sole che penetra nelle fessure delle
case in estate e arroventa pomeriggi oziosi passati dentro un bar.
Il riflusso dell'acqua crea un fiumiciattolo che scorre in mezzo alla
neve ora granulare ora un pò più soffice, nell'angolo in cui mi siedo
spesso per contemplare paesaggi reali e immaginari.
I tetti inziano a imbiancare leggermente, mentre i bordi della fontana
dentro la quale ci buttammo alla vittoria dei mondiali si tinge
anch'essa di bianco, quasi invidiosa.
La precipitazione cessa, e lascia i suoi strascichi sulla strada che
porta alla piazza. Il paese è deserto.
E' il momento di andar via. Un'ultima foto, e si torna a casa.
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Sono le dieci, oggi.
Mi alzo, guardo il cielo: nulla. Allora avevo ragione io.
Dopo pochi minuti arriva una telefonata: è il mio amico Maurizio che
abita a Longi, poco sopra Mirto, che è sceso in paese a farmi le foto
quando ha scorto i primi bagliori dal Tirreno.
Mentre tutto questo accadeva, io dormivo. E' poco, direte, per uno che
ha visto ben altre nevicate con fiocchi enormi e accumuli consistenti(è
poco anche per Mirto), ma per me sarebbe stato tanto perchè Mirto per me
è un luogo magico.
Dopo aver chiuso la telefonata con Mauro, mi sciolgo in un pianto
ininterrotto. Anche stavolta ho perso l'occasione, facendomi frenare
dall'incredulità e dalle ansie di una madre che altre volte avevo
energicamente combattuto, rivendicando il diritto a vivere una passione
sana e bella.
Ma non mi nascondo che la colpa è principalmente mia, che non ho voluto
credere fino in fondo ai miracoli. Chissenefrega se è si e no un
centimetro, chissenefrega se è mista a gragnola, chissenefrega se dura
poco.
Continuo a piangere, mentre apprendo che mentre dormivo anche a Messina
c'è stato un bel rovescio di gragnola che ha imbiancato tutto.
Come un bambino, piango a dirotto e non mi fermo.
Come un bambino. |
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