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GITA IN ASPROMONTE |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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Mi alzo alle
sette, dopo sole cinque ore di sonno. Sono già stanco ancora prima di
alzarmi, ma devo partire, l'escursione chiama.
Mi porto lentamente in cucina, trascinandomi a stento. Bevo il caffè,
sorseggiandolo, gustandone il sapore. E' buono e caldo, mia madre si è
alzata da poco e l'ha preparato qualche minuto fa.
Gli sbadigli si susseguono, ma mi faccio forza. Mi lavo, mi vesto, prendo
l'auto e arrivo in poco tempo alle Caronti, mentre il suono dei clacson
contribuisce a svegliarmi.
Arrivano gli altri. Sulla nave, l'odore del mare non è intenso come al
solito, ma è avvertibile. Il mare è calmo, solo lievemente increspato.
Il cielo è ora bianco ora azzurro, le nubi sfilacciate, quasi a non voler
essere troppo invadenti, sono di rara bellezza.
Mi appoggio, ancora stanco, al metallo delle pareti della nave, freddo,
bianco.
La compagnia degli altri è estremamente piacevole, e tra una chiacchierata e
un'altra siamo a Villa.
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Siamo ormai sull'Aspromonte, al Cippo Garibaldi. Ci sono nove gradi, e gli
alberi proiettano la loro ombra sul tappeto di foglie marroni. Sembra
autunno più che primavera, in questo momento.
Proseguiamo per Gambarie, e poi ancora verso una diga che non ho mai visto.
Scendiamo, qui il vento è fortissimo, ti spazza via. Scendiamo ulteriormente
e, posate le auto, ci incamminiamo verso un pianoro ornato da un ruscelletto
limpido, fresco, cristallino. Le margherite sono spuntate ovunque: è
primavera. L'unica stagione ad essere mancata è l'inverno.
Stiamo un pò qui, io prendo il sole e mi godo la primavera incalzante, la
mia stagione preferita. Santi, Salvo, Peppe, sono intenti a parlare, mentre
Rosanna scatta foto e Ilaria vorrebbe convincere Peppe a non andare alle
cascate, sia per il poco tempo che ci rimane, sia perchè attraversare il
guado è, più che difficile, rischioso.
Io, Fabio, Adino e la sua ragazza decidiamo di non attraversare. Non siamo
attrezzati bene e soprattutto non vogliamo rovinarci la giornata con
sgradite cadute, che fortunatamente nessuno avrà. Tuttavia, alla fine Peppe
e gli altri non arriveranno mai alle cascate, e le chiavi della macchina di
Peppe rimarranno nell'auto di Fabio.
Divise le comitive, decidiamo di andare a trovare la neve, visto che la neve
non è venuta a trovare noi.
La montagna è come sempre affascinante, i boschi stupendi, il sole tiepido.
Il cielo è ancora macchiato, come in un acquerello impressionista, e il
ponente, deciso, di tanto in tanto ulula facendo sentire la sua voce
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A 1650 metri posiamo le auto: c'è neve. Non è tantissima, per la quota, ma
dopo un inverno così la quantità è ottima. Saliamo all'ex base americana, su
un pizzo da cui si ammira Montalto, la cima più elevata dell'Aspromonte,
quasi duemila metri. Fa freddo, il vento è sferzante e complice dei nostri
divertimenti. Dopo poco torniamo, l'appuntamento con Peppe è a Gambarie.
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Riunite le comitive, dopo aver mangiato e aver riso come matti, ecco il
momento dello sketch, preparato da me e Giacomo. Il cane mi guarda, come a
chiedersi cosa fosse quell'aggeggio che, se toccato, suona. Canto inoltre
una splendida canzone di Salvo, che ho musicato. Grazie alla meteo ho
scoperto un caro amico.
Nello sketch, ne dico di tutti i colori a Peppe, che sembra divertito. Parlo
degli argomenti delle nostre infinite discussioni: l'Atlantico come nemico
numero uno, Reggio Calabria vista come la Parigi del sud. So bene che,
sketch o no, Peppe non cambierà mai opinione, ma tentar non nuoce. Gli altri
sono divertiti: sono contento, e Giacomo è una valida spalla.
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Alle cinque e mezza si scende, mentre l'Etna ci appare in tutta la sua
maestosità. Il tramonto si tinge di tanti colori, la luce comincia a
scemare, lo Stretto è lì, avvolto da nubi basse. Di tanto in tanto mi prende
la malinconia, anche in queste giornate piene di gioia: è una mia
caratteristica, ed è quella che poi mi porta a trovare il lato comico delle
cose, perchè mi rendo conto che tutto passa. Come dice la canzone di
Cristiano De Andrè: "Passerà questo tempo indeciso, passerai anche tu...passeranno
i ricordi del cuore e le strette di mano".
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Mentre scendiamo, penso al fatto che, sarà pure banale, ma credo che se non
ci si fa una bella risata, se non si ride delle piccole cose,
non
si vive l'attimo come se fosse eterno, ma l'eternità come fosse un attimo.
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