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DA MESSINA A LODI

   

A cura di : Antonino Alfio Gatto

 

Alle quattro tutti in piedi, si parte.
Mi sveglio con l'aria di chi non ha nessuna voglia di partire, del resto ho dormito solo due ore e il sonno è tanto.
Si caricano gli ultimi bagagli in macchina e si parte, alle cinque meno un quarto: alle cinque e mezza sono già sull'autostrada, dopo Villa San Giovanni.
Le prime luci dell'alba rendono i boschi delle Serre davvero suggestivi:
le nebbioline nelle valli si mescolano a luci ora rossastre ora gialle, mentre il sole inizia a fare un timido capolino tra le vette.
Il viaggio prosegue, finalmente inizio a svegliarmi: alle sette e mezza, dopo avere ammirato lo splendido spettacolo di Monte Mancuso che sembra voler dominare la costiera con la sua mole, si prosegue per Cosenza.
Poco prima delle otto siamo a Cosenza, e il termometro dell'auto inizia a calare: 10-9-8-7-6-5-4. L'auto inizia a segnalare pericolo di ghiaccio, e nei pressi di San Mango D'Aquino si continua a scendere: 3-2-1-0.
La brina ricopre i prati, mentre la neve ammanta le vette più alte della Sila. Più avanti si va, più la brina si fa intensa, e il ghiaccio ai bordi dell'auto è ben visibile, quasi a voler delimitare col suo candido abbraccio il nostro percorso. Per altri è un insidioso pericolo: per me, folle meteoappassionato, è un miracolo della natura quel che sta avvenendo.
A Cosenza ci accolgono banchi di nebbia che nascondono case coi tetti imbiancati dalla brina e abeti che sembra usino la nebbia per nascondersi dai miei sguardi indiscreti. Cosenza ha un aspetto montano, coronando così lo scenario da fiaba.
La potenza dell'inversione si nota quando il fumo di un'industria, percorsi poche decine di metri verso l'alto, improvvisamente si ferma e si estende orizzontalmente.
Il viaggio prosegue, e arrivo a Orvieto senza neanche accorgermene quando spunta, imponente, la mole del Duomo famoso in tutta Italia, bianco, candido.
Già da Viterbo la luminosità è diminuita malgrado siano ancora le due e mezza del pomeriggio, è fantastico vedere come più sali di latitudine più il sole implacabile della Sicilia, anche in inverno, diventi più sobrio, pallido, quasi visibile a occhio nudo. I paesini umbri, poi, sono deliziosi, sembrano finti, piccoli, casette e campanili.
Poi le file, le code, i rallentamenti disturbano quello che è un paesaggio tra i più belli, qual è quello dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Si scende in Pianura Padana, e una nebbia fittissima ci fa avere un pò di paura: si marcia a passo d'uomo, e i gradi, da otto che erano a Firenze,
ridiventano tre.
Le luci delle auto si perdono nella nebbia fino a confondersi: i campi si alternano alle industrie, ma non c'è traccia di brina, anche se più su, in Lombardia, per molti è stata giornata di ghiaccio.
Alle sette e mezza, quattordici ore e mezzo dopo, si arriva a Lodi: la città è immersa nella nebbia, l'umido ti taglia col suo odore, neanche il suono delle campane disturba un tale paradiso.
Un grado.
 
 
 

 

 

 

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