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ARITU |
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A cura di : Antonino Alfio Gatto
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Il
suono della banda mi sveglia dal sonno. Apro gli occhi stropicciati, e
corro alla finestra: la banda passa davanti al mio giardino. Le marcette,
sempre le stesse da quando ero bambino, riempiono l'aria, così come il
suono delle campane che si fa martellante, quasi parossitico.
In questa domenica di Luglio non ho pensieri per la testa: Mirto è la
mia torre d'avorio, e per due mesi non voglio saperne di niente e di
nessuno.
Scendo le scale velocemente, faccio colazione assaporando il gusto del
latte, caldo, denso. Mi lavo, ed esco: oggi c'è la festa "d'Aritu",
della Madonna di Loreto. Voglio scattare qualche foto, anche se mi
dimentico di inserire la data e le ore giuste, preso come sono
dall'atmosfera che si respira.
Il culto della "Madonna nera"ha probabilmente origini pagane.
Si narra che alcuni uomini che navigavano nel Tirreno, in mezzo alla
tempesta, secoli fa, fecero un voto alla Madonna. Se fossero riusciti a
scampare al pericolo, avrebbero costruito un tempietto in suo onore.
Ancora oggi, quando vado a Lodi, non faccio a meno di passare dalle
Marche, da Loreto appunto.
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Oggi fa caldo. La luce del sole proietta ombre corte. Malgrado la festa,
l'atmosfera è silenziosa. Un lieve venticello spira. Vecchiette d'altri
tempi confabulano tra loro. Un termine onomatopeico siciliano ne
sintetizza il modo di parlare: queste vecchie non parlano, "ciuciuliano".
Decido di non passare dalla strada principale, percorrendo i vicoli
stretti e scoscesi. Una bella ragazza dai capelli ricci e bruni, che non
conosco, percorre una salita scalza. E' un vezzo, ma la fa apparire
ancora più sensuale, come quelle donne mediterranee che si vedono nei
film.
Nelle discese più ripide mi appoggio alle pareti delle casette, ruvide,
appuntite.
Vicolo dopo vicolo arrivo in piazza. Accanto al bar l'odore di caffè è
intenso. Entro un attimo in Chiesa, dico una mia preghiera, vado via.
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Il caldo non è eccessivo, ma al sole si soffre.
Dopo pranzo faccio un giro di ricognizione, poi prendo l'auto e vado a
mare.
Il mare è calmo, ma non è il calssico mare da scirocco: pulito, limpido,
cristallino, tiepido, piatto. E' il classico mare da "bel tempo", con
venticello da est e lievissime increspature.
Il faro di Capo D'Orlando sembra guardarci dall'alto. Ascolto un pò di
musica, estraniandomi dalla comitiva per qualche minuto.
Faccio qualche tuffo, dopo un pò si riparte.
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Il sole sta per affondare nel Tirreno, adesso, mentre l'auto percorre le
curve che servono per arrivare in paese. Le Eolie sono dei puntini,
piccoli e grandi.
Le due "gobbe" di Salina formate dai rilievi dell'isola sembrano un
pezzo d'Africa. Mentre il sole tramonta, già le lucine dei mille paesini
si accendono, formando un presepe estivo.
Siamo a Mirto. Parcheggio a casa, e scendo a piedi, costeggiando Sant'Alfio.
Giungo poi alla Chiesa di Loreto, che negli anni sessanta era una
semplice cappelletta con una stradina, e ora è diventata parte del
paese.
Da qui ammiro il paesaggio-e la Chiesetta-sotto gli ultimi scampoli di
sole.
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E'quasi sera, le cicale cantano la loro melodia, il vento cessa di
soffiare, mare e monti si fondono.
C'è chi si diverte in altro modo, sarò all'antica ma questo è un modo
fantastico.
Ammirare la natura ancora pressochè vergine, intervallata da qualche
campanile e qualche casetta, tra le montagne aspre e boscose e il mare
calmo, tranquillo, infinito, dove il tempo sembra essersi fermato. |
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